LA POLITICA ESTERA SOVRANISTA DEI CINQUE STELLE di Leonardo Mazzei

Troppe-parti-in-causaBrevi note sul significato del voto online degli iscritti ai Cinque Stelle
 
Si è svolto l’altro ieri il referendum online degli iscritti M5S sulle priorità della propria politica estera. La votazione è parte della definizione del programma di governo che il movimento presenterà in vista delle prossime elezioni politiche.
A chi scrive il voto online proprio non convince neppure un po’. Sarebbe tuttavia un errore snobbare il significato di questo voto, anche se ha visto la partecipazione di soli 23.481 iscritti su un totale di 69.891 (33,6%).
Gli iscritti potevano indicare tre priorità tra i 10 punti proposti, di cui qui elenchiamo solo i titoli con i voti riportati:

Contrasto ai trattati internazionali come TTIP e CETA 14.431
Sovranità e indipendenza 10.693
Un’Europa senza austerità 8.529
Ripudio della guerra 6.814
Smantellamento della Troika 6.589
Disarmo come premessa alla pace 5.548
Russia: un partner economico e strategico contro il terrorismo 5.324
Riformare la NATO 4.547
Risoluzione dei conflitti in Medio Oriente 4.219
Nuovi scenari di alleanze per l’Italia 3.197

Naturalmente, ogni titolo era accompagnato da una breve descrizione relativa agli intenti prospettati dal movimento. Per la lettura integrale di queste proposte – assai istruttiva per comprendere i punti avanzati e quelli arretrati nel dibattito pentastellato – rimandiamo al blog di Beppe Grillo.
Fin qui i fatti. Che dire del senso e dei risultati di questa consultazione?
E’ ovvio che le formulazioni proposte hanno un’importanza pari, se non superiore, agli stessi orientamenti emersi nel voto. Ed è difficile non osservare alcune cose estremamente generiche (il ripudio della guerra, ad esempio), insieme ad altre completamente e pericolosamente illusorie (la riforma della Nato) e ad altre ancora certamente positive (il riconoscimento della Palestina, la cessazione dell’interventismo in Medio Oriente, eccetera).
Ma qui è utile concentrarsi sulle tre priorità che hanno riscosso più voti. Le prime due ci parlano di una base M5S decisamente orientata in senso democratico e sovranista. E questo è molto, ma molto positivo. La terza priorità ci mostra invece un movimento ancora impigliato in una posizione assai debole sull’Unione Europea.
Vediamo nel dettaglio. Che l’opposizione ai trattati simbolo del dominio neoliberista sia al primo posto ci dice molto di quale sia la visione del mondo maggioritaria nell’universo M5S. Leggiamo:

«Il Movimento 5 Stelle contrasterà tutti quei trattati che l’Unione Europea sta negoziando nel mondo (come il TTIP e il CETA) che mettono a rischio i diritti dei lavoratori, i diritti sociali, la preservazione dell’ambiente, della biodiversità e delle risorse territoriali. Riteniamo, infatti, questi ultimi, sovraordinati rispetto alle relazioni commerciali e finanziarie. L’accesso alle risorse essenziali e la difesa dei beni comuni vengono considerati parte integrante della tutela dei diritti umani».

Bene. A questo no alla globalizzazione di lorsignori, segue nei voti questa formulazione su «sovranità e indipendenza»:

«La politica estera del Movimento 5 Stelle si basa sul rispetto dell’autodeterminazione dei popoli, la sovranità, l’integrità territoriale e sul principio di non ingerenza negli affari interni dei singoli Paesi. Sul rispetto del multilateralismo, della cooperazione e del dialogo tra le popolazioni e sulla rigorosa applicazione dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite. In particolare, si ripudia ogni forma di colonialismo, neocolonialismo e/o ingerenza straniera».

Qui il no all’interventismo militare, alle guerre imperialiste anche quando sono mascherate da “intervento umanitario”, è totale. E ben si sposa con l’esplicita condanna del colonialismo vecchio e nuovo e col rispetto del principio dell’autodeterminazione dei popoli. Magari quarant’anni fa affermazioni di questo tipo sarebbero sembrate banali ovvietà, ma nel mondo di oggi così non è.
E difatti i giornali di stamattina si mostrano piuttosto scandalizzati dagli orientamenti emersi nella base pentastellata. Ne è un esempio lampante La Stampa. Se il titolo del quotidiano torinese è del tutto forzato – «Patto con Mosca e addio Nato, ecco la politica estera dei grillini» – assai significativo il commento sul chiaro orientamento sovranista emerso dalla consultazione:

«A leggere i risultati del voto sul programma di Esteri (sic!) di Beppe Grillo, il popolo dei 5 Stelle vuole un mondo meno globalizzato. Sarà il vento che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca che soffia sulla vecchia Europa, ma le prime tre priorità votate dai 23 mila iscritti certificati del M5S sulla piattaforma Rousseau parlano la lingua del sovranismo. Primo punto, il più votato dei dieci sottoposti al referendum online, è il contrasto ai trattati internazionali di libero scambio, il Ttip, tra Ue e Stati Uniti, e il Ceta, tra Ue e Canada. Ma è il secondo punto più votato forse il più importante. Intitolato «Sovranità e indipendenza», contiene la chiave per comprendere la logica grillina delle relazioni internazionali che, scrivono i 5 Stelle, “si basano sul rispetto dell’autodeterminazione dei popoli, la sovranità, l’integrità territoriale e sul principio di non ingerenza negli affari interni dei singoli Paesi”. Solo così si possono comprendere gli atteggiamenti anche recenti del M5S, restio a condannare gli arresti di massa di Vladimir Putin in Russia, il pugno duro di Nicolas Maduro in Venezuela, la repressione di Bashar al-Assad in Siria».

Avete capito bene: per La Stampa parlare di autodeterminazione, sovranità, indipendenza ed integrità territoriale è davvero uno scandalo intollerabile. Questo è il succo della questione, al di là dell’uso strumentale dei nomi di Putin ed Assad. A questo ci porta la logica della globalizzazione neoliberista, ma per fortuna il mondo pentastellato sembra assai più immune verso quest’ideologia dominante, rispetto a quanto non lo sia ad esempio la cosiddetta “sinistra radicale”.
Tutto bene dunque? Evidentemente no, visto il terzo posto di una posizione sull’Europa espressa in questo modo:

«Il Movimento 5 Stelle si farà promotore di un’alleanza con i Paesi dell’Europa del sud per superare definitivamente le politiche di austerità e rigore, facendo fronte comune per ottenere una profonda riforma dell’eurozona e dell’Unione Europea».

Ecco, qui non ci siamo proprio. Ma come si fa a riproporre oggi, specie dopo le vicende greche (ma non solo), questa idea di riforma di un euro e di una Unione palesemente irriformabili? Sul punto M5S parla la stessa lingua della sinistra sinistrata, o – se si preferisce – quella del renzismo. Del resto gli sbandamenti sul tema non si contano, a partire dalla vicenda del tentativo (poi abortito) di andarsi a sedere nei banchi del gruppo liberale a Strasburgo.
Che dire in conclusione? Essenzialmente due cose. La prima (rivolta al M5S) è che se si crede a quanto scritto nelle prime due priorità (no ai trattati – sovranità e indipendenza) bisogna radicalmente modificare la terza, che così com’è proprio non si regge in piedi. La seconda conclusione, rivolta ai tanti che a sinistra ci criticano sulla questione della sovranità nazionale, è che sul punto M5S è anni luce più avanti del loro identitarismo subalterno al cosmopolitismo delle èlite. E questo già lo sapevamo, ma il voto di ieri l’ha confermato in maniera inconfutabile.

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