UNA PORCATA DI ACCORDO PER UNA PORCATA DI LEGGE ELETTORALE di Leonardo Mazzei

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PorcatellumIl Redibellum (legge Renzi-Di Maio-Berlusconi). Un’analisi comparata dell’ennesima truffa antidemocratica

Scrivono i giornali di ieri mattina che Renzi non è sicuro che l’accordo con M5S sulla legge elettorale tenga davvero. E in effetti, accettate le liste bloccate e i capilista garantiti, create cioè le premesse di un altro parlamento di nominati, il subbuglio tra i pentastellati è palpabile. Ma Grillo è già intervenuto: il web ha parlato e non si osi contraddirlo.

Anche nel dorato mondo di piddinia non mancano i mugugni. Per nobili motivi, ovviamente: i deputati hanno infatti scoperto che una buona parte di loro dovrà andarsene a casa. Orrore, orrore, triplo orrore! Che ne sarà mai del Paese senza di loro! In realtà questi geni della politica avrebbero dovuto saperlo da tempo, dato che il premio di maggioranza del Porcellum che trasformò graziosamente un 29% di voti (della coalizione di centrosinistra) in un 54% di seggi non c’è più da tempo. L’ha cancellato prima la sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale e poi, in maniera definitiva, affossando l’Italicum, il 60% di No al referendum del 4 dicembre. Evidentemente costoro non hanno mai smesso di sognare un’altra legge truffaldina quanto le precedenti. E con il Rosatellum ci hanno provato, ma non poteva andargli bene dato che al Senato i numeri proprio non c’erano.

Il loro capo, che un po’ di realismo ce l’ha, ha invece preferito incassare i benefici (per lui e per la sua banda denominata Pd) di un accordo sul cosiddetto “sistema tedesco”, che proprio “tedesco” del tutto non è. Questo accordo, benedetto oltre che da Renzi, anche da Berlusconi e Di Maio, è stato formalizzato due giorni fa alla Camera con il testo presentato dal piddino Emanuele Fiano. E’ dunque a questo testo che dobbiamo attenerci per un giudizio politico su quel che si va preparando.

Il ragionamento di Renzi è stato semplice: meglio un uovo oggi che una gallina domani. Detto in termini più precisi, meglio un furto più piccolo ma sicuro oggi, che continuare a sognare la rapina del secolo domani. Il tutto con un evidente retro-pensiero: se il furto di seggi sarà sufficiente a tornare a Palazzo Chigi, ci sarà poi tutto il tempo per ritentare il colpo più grosso.

Ma entriamo nel merito della legge Renzi-Di Maio-Berlusconi (Redibellum), concentrandoci su cinque punti: 1. il meccanismo elettorale; 2. le differenze (naturalmente peggiorative) con il sistema tedesco; 3. gli effetti disproporzionali e dunque antidemocratici di questa legge; 4. la vergognosa posizione di M5S; 5. gli scenari politici che ne possono derivare.

1. Il meccanismo del Redibellum

Con il nuovo progetto di legge elettorale l’Italia è divisa in 303 collegi uninominali, contenuti in 26 circoscrizioni. Gli elettori voteranno su due schede, una per la Camera, l’altra per il Senato. Accanto ad ogni simbolo ci sarà, a sinistra, il nome del candidato del collegio uninominale e, a destra, il listino bloccato dei candidati della circoscrizione. Il voto al candidato si estende automaticamente alla lista e viceversa. Restano fuori dalle nuove regole le circoscrizioni estere nonché quelle del Trentino e della Valle d’Aosta, che continueranno a votare come nel passato.

Parteciperanno all’attribuzione dei seggi, con metodo proporzionale, solo i partiti che avranno ottenuto almeno il 5% dei voti validi su scala nazionale. Agli altri non spetterà alcun rappresentante. Se il voto sarà semplice, più complesso il sistema di ripartizione dei seggi. Per ogni lista verrà eletto per primo il capolista della circoscrizione, poi i vincenti più votati dei collegi uninominali, poi (nell’ordine) gli altri del listino bloccato, ed infine i candidati più votati ma non vincenti all’uninominale. La risultante di questo meccanismo sarà appunto quello di avere un parlamento di nominati dalle segreterie dei partiti.

2. Il tedesco “italianizzato”

Se la soglia di sbarramento del 5% è esattamente quel che caratterizza il sistema tedesco, ci sono però nella proposta Fiano due differenze piuttosto rilevanti. La prima è che in Germania il voto al candidato del collegio uninominale serve solo a stabilire la graduatoria degli eletti per ogni lista, mentre è il voto al partito – separato infatti da quello ai candidati dell’uninominale – che determina il numero dei seggi da assegnare nazionalmente. Con il Redibellum avremo invece che sarà il voto dei candidati locali a trainare il dato nazionale delle varie liste. Come è stato scritto nella risoluzione della Cln si tratta di “un enorme premio ai potentati locali, siano essi di carattere economico, clientelare o mafioso”. Il partito che se ne avvantaggerà di più sarà certamente il Pd, che per una serie di motivi dispone di un ceto politico più conosciuto e più radicato (anche solo per ragioni clientelari) nei territori.

La seconda differenza sta nel meccanismo di ripartizione dei seggi, già esaminato al punto 1. In Germania i primi ad essere eletti sono infatti i candidati dei collegi uninominali. Dunque l’elettore ha un certo potere di scelta. Potere comunque limitato, assai inferiore a quello che si avrebbe con il voto di preferenza. Tuttavia il trio Renzi-Di Maio-Berlusconi ha pensato bene di sequestrare anche questo residuale diritto democratico.

3 . Gli effetti antidemocratici della nuova legge

Perché il sistema tedesco, al di là dei peggioramenti di cui sopra, è comunque antidemocratico? Per due motivi piuttosto semplici. In primo luogo perché nega la rappresentanza ad una gran massa di elettori. La soglia del 5% equivale a circa due milioni di voti. Non è una mostruosità lasciare fuori dal parlamento una lista votata da due milioni di persone?

In secondo luogo, questa legge è antidemocratica perché – proprio grazie allo sbarramento – produce un effetto disproporzionale piuttosto pesante. Nelle ultime elezioni tedesche, del settembre 2013, la CDU ottenne il 41,5% dei voti, ma ben il 49,3% dei seggi. Chi oggi parla dunque di “proporzionale”, magari gridando allo scandalo come fanno i vari Prodi, Orlando e Pisapia (che rappresenterebbero niente di meno che la “sinistra”…) finge dunque di non sapere come davvero funziona quel sistema.

4. La vergognosa posizione di M5S

Non siamo mai stati teneri sulle idee grilline in materia di legge elettorale. Ma davvero al peggio non c’è limite. Non solo abbiamo il paradosso di un movimento, che si vorrebbe ultra-democratico, che fa il suo primo accordo politico rilevante con la casta, quella che a parole vorrebbe cancellare, proprio per arrivare ad una legge antidemocratica ed appunto castale. Abbiamo anche che se fosse stato per loro questa legge sarebbe stata pure peggio, o con un premio di maggioranza peggiore di quello previsto dall’Italicum (Grillo e Di Maio hanno parlato di abbassare le soglie per accedervi al 35/37%!), o con l’introduzione del sistema spagnolo che assegna i seggi solo a livello circoscrizionale, cancellando ogni recupero dei resti su base nazionale. Insomma, nell’occasione i pentastellati hanno fatto a gara con i piddini per il premio “porcata d’oro 2017”. Se questa corsa è stata in parte frenata è solo perché tutto ciò contrastava con gli interessi di Berlusconi, interessi che Renzi non ha potuto ignorare vista l’offerta di una collaborazione di governo dopo il voto da parte dell’ex cavaliere.

Ma c’è un altro aspetto non meno grave nel comportamento di M5S. Ed è la cancellazione, di fatto, del vero significato antioligarchico del referendum del 4 dicembre. Quel voto spazzava via la pretesa di trasformare in maggioranza assoluta un’esigua maggioranza relativa, spazzava via la pretesa di Renzi di governare da solo col 30% dei voti. Quel voto esigeva una svolta democratica e costituzionale, non la ripetizione del mantra della “governabilità” che da trent’anni fa da cornice ad ogni passaggio autoritario. E invece M5S – ma qui il discorso andrebbe allargato a chi ha deciso di fatto di sciogliere i comitati per il No il giorno dopo il referendum – non solo non ha raccolto quella grande spinta democratica, ma ha finito per accomodarsi anch’esso al gran banchetto della “governabilità”. Vedremo poi se questo gli porterà bene nelle urne. Chi scrive non lo pensa affatto. In ogni caso, una porcata antidemocratica tale rimane indipendentemente dal risultato delle prossime elezioni.

5. Quali scenari con questa legge?

Naturalmente, il fatto che la nuova legge altro non sia che l’ennesimo inganno, non garantisce di per sé la riuscita dell’imbroglio. I calcoli dei tre contraenti del Redibellum sono però chiari. Di Maio crede che M5S arriverà primo, e che comunque si avvantaggerà assai dell’effetto disproporzionale del “tedesco”. Berlusconi si accontenta di restare in gioco, pronto – come abbiamo già detto – ad offrirsi a Renzi dopo le elezioni. Il segretario del Pd è però quello che ha le carte più forti. Egli sa che, pur in una cornice “proporzionale”, i collegi uninominali gli daranno un enorme vantaggio. Non a caso un sistema simile era stato proposto, già l’anno scorso, dal segretario Pd della Toscana, Dario Parrini. Dopo di che Renzi sa altrettanto bene che quel vantaggio non gli basterà per governare da solo, ma il pre-accordo di questi giorni con il Berluska gli dà comunque una certa sicurezza.

Dunque i giochi sono già fatti? No, perché non è detto che i vantaggi del “tedesco”, e quelli ulteriori della sua “italianizzazione”, siano sufficienti a dare certezza al disegno renziano. E se la somma dei seggi di Pd e Forza Italia non supererà il 50% il gioco si farà davvero interessante. Ma di questo è prematuro parlare.

Ci sono ora altre tre questioni da segnalare. La prima, riuscirà l’accrocco tra i bersaniani e gli ex sellini di Sinistra Italiana a superare il 5% sotto la guida di una nullità assoluta come Pisapia? Gli interessati ci credono, chi scrive molto, ma molto meno. In politica due più due non fa mai quattro, alle volte fa 1,5. L’esperienza della Sinistra Arcobaleno del 2008 non insegna niente? Ma questi (stando almeno al loro super-sponsorizzato leader) non vogliono neppure presentarsi come “sinistra”, bensì come nuovo centrosinistra. Insomma, una roba davvero forte ed eccitante per chi andrà a votare…

L’altro aspetto di un qualche rilievo riguarda il destino del cosiddetto “centro”, con i poveri Alfano e Casini, con i montiani e gli eterni amanti della palude traditi da Renzi. Il rottamatore li vuole appunto rottamare, e almeno su questo il consenso popolare ce l’ha e davvero maggioritario. Il punto è che il segretario del Pd vuole occupare lui e soltanto lui il mitico “centro”, altro che le mezze calzette di cui sopra. Costoro il 5% non lo vedranno neppure col cannocchiale, dunque molti di questi personaggi alla deriva cercheranno in tutti i modi di accasarsi altrove. Infine c’è la questione della destra, dove la Meloni dovrà decidere se correre il rischio (quasi proibitivo) del 5% o se invece allearsi in posizione necessariamente subalterna con la Lega salviniana.

Conclusioni


Se il giudizio sul Redibellum ha da essere netto – si tratta dell’ennesima legge-porcata assolutamente antidemocratica – la sua conseguenza più probabile (più probabile, non certa, lo ripetiamo) sembra l’arrivo di un governo Renzi-Berlusconi. Dicono i commentatori che una tale accoppiata sarebbe vista a Berlino come una mezza disgrazia. Solo mezza però, sottolineiamo noi, perché figuriamoci come verrebbe invece visto dall’oligarchia eurista un governo M5S-Lega…

Osservato da Berlino, Bruxelles e Francoforte il Redibellum un pregio comunque ce l’ha. E non è solo quello di consentire a lorsignori di sfangarla un’altra volta, ma è pure quello di favorire il compattamento delle forze sistemiche ed elitarie (Pd e Forza Italia questo sono) contro il meno omogeneo fronte delle forze classificate come “populiste”. Insomma, se le persone fisiche di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi fanno storcere un po’ il naso alla raffinata tecnocrazia che domina il continente, diverso è il discorso sulle forze sociali prima ancora che politiche che essi rappresentano. In fondo anche l’amato Macron ha dovuto populistizzarsi un po’ per arrivare all’Eliseo…

Considerato da questa angolatura, il frutto peggiore della legge “tedesca” potrebbe essere dunque un ulteriore passo verso la germanizzazione della politica italiana. Ma non è detto che vada così. Non è detto sia per le considerazioni geopolitiche svolte recentemente da Moreno Pasquinelli, sia perché – fortunatamente – non tutte le ciambelle riescono col buco. E noi speriamo vivamente che l’ennesimo furto di democrazia, rappresentato dalla legge elettorale in gestazione, vada del tutto di traverso ai sui ispiratori, promotori, autori e sostenitori. Amen.

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